Diversamente Abili e Incidente Stradale


Un intervento che deve andare al di là del “fare”

 

Non è raro che gli Operatori di Polizia Stradale possano trovarsi a dover rilevare un sinistro stradale in cui risulta coinvolta una persona diversamente abile. Rispetto al normale incidente, qui le cose si complicano. Sì, perché, se dal lato dell’expertise l’operatore ha ricevuto un’adeguata formazione, che insieme all’esperienza  gli consente di risolvere al meglio la situazione dal punto di vista della sicurezza stradale e dell’attendibilità dei dati oggetto del rilievo, dal lato più umano le modalità di gestione del contesto dipendono fortemente dalle capacità relazionali del singolo, della persona-operatore. Non è difficile infatti rimanere vittime del pregiudizio. La generale tendenza della società a ricercare la perfezione, la bellezza, l’uniformità, la normalità, porta inevitabilmente a ritenere diverso e peggiore, con conseguente rischio di penalizzazione, tutto ciò che non si uniforma alla media, o forse sarebbe ancora meglio dire “alla moda”, intesa in termini statistici come la circostanza che nella popolazione si presenta per il maggior numero di volte. Per questo motivo, si può essere indotti a ritenere che la bilancia della colpa penda un po’ di più dal lato del disabile, che nella nostra fantasia può non essere stato in grado di assolvere in maniera corretta tutte le manovre di guida, a causa di un’inabilità che gli attribuiamo con un atto di presunzione automatico e del tutto gratuito. Ciò che viene trascurato, in questi casi, è il concetto di capacità residue. Normalmente si intende una persona capace come colui che è in grado di svolgere una determinata funzione di tipo manuale, intellettuale o altro, portandola a termine in un modo che, convenzionalmente, si dice bene (Ridolfi, 2007). Ma la stessa persona non sarà in grado di fare tutto bene: farà certe cose bene, altre le farà poco bene, altre ancora non sarà in grado di farle affatto. Quindi siamo tutti disabili. Disabili rispetto a ciò che non siamo abili di fare.  È per questo motivo che ad oggi è utilizzata più giustamente l’espressione diversamente abile, al posto di handicappato o di disabile, terminologie queste che vanno a sottolineare il deficit anziché evidenziare le abilità presenti, o come meglio si usa dire, le capacità residue.

Alle C.M.L. è stato affidato il mandato di valutare le capacità residue delle persone diversamente abili che intendono conseguire la patente di guida. Quando viene valutata la persona con problemi motori, cognitivi, sensoriali, questa viene valutata disabile non totalmente, ma solo rispetto alle funzioni che non riesce a svolgere bene, viene quindi valutata diversamente abile. Se le sue capacità residue sono sufficienti per svolgere le manovre di guida, la persona può conseguire una patente di tipo speciale. Le forme di disabilità che si presentano alle Commissioni sono molte e, solo per rimanere nel campo motorio, ricordiamo amputazioni, paraplegie, distrofie muscolari, sclerosi multiple, focomelie, esiti di traumi cranici. Ma anche persone con gravissime disabilità, che non riescono ad alzarsi da una sedia, o a mangiare autonomamente, sono in  grado di guidare una vettura in piena autonomia, e questo grazie non solo alle capacità residue, ma anche alle tecnologie di supporto al mezzo e alla persona. Queste si concretizzano in adattamenti del veicolo, approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che assolvono una funzione vicariante rispetto alle capacità deficitarie del conducente diversamente abile. Si parla dunque ad esempio di acceleratori sostitutivi del pedale comandati a mano, o di leve del freno da azionare a mano, di prolunghe per i pedali, di sistemi di sterzatura mediante joystick, e così via.

È per questo motivo, dunque, che nel momento in cui l’Operatore di Polizia Stradale si trova a dover rilevare un sinistro in cui è rimasta coinvolta una persona diversamente abile, tutto ciò che dovrà fare è limitarsi ad espletare il proprio lavoro nella maniera più trasparente possibile, evitando di cadere nelle stereotipie di cui spesso ognuno di noi è vittima. E, ove possibile, sarebbe opportuno riservargli un occhio di riguardo perché seppur titolata dalla C.M.L. alla guida di veicoli, può necessitare di assistenza per altre piccole cose, come fare una semplice telefonata.

 

Riferimenti bibliografici

Ridolfi, A. (2007). Disabilità, patente e tecnologie per la guida. In F. Taggi e P. Marturano (a cura di). Salute e Sicurezza Stradale: l’onda lunga del trauma. Roma: C.A.F.I. editore.

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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