Errare è umano, perseverare è… psicologico


Per gli operatori di Polizia Stradale che gestiscono i dati relativi a persone resesi responsabili di infrazioni al Codice della Strada non è raro trovarsi ad avere a che fare in più circostanze con la stessa persona. Non è dunque neanche raro che da una ricerca negli archivi informatici possa emergere che «il signor Tizio si è reso responsabile di un eccesso di velocità nel mese di Gennaio di quest’anno… ma guarda! Anche nel mese di Aprile, anche se andava un po’ più piano… e ancora nel mese di maggio!» Oppure, «il signor Caio ha bucato un semaforo rosso a Marzo… e un altro a giugno… a settembre, invece, non aveva le cinture di sicurezza e a giugno ha sorpassato a destra un veicolo.» E così potremmo andare avanti all’infinito, ma sarebbe abbastanza inutile, dato che già questo dovrebbe essere sufficiente per domandarci: non gli bastava un solo verbale per cambiare la condotta di guida? Ma il fatto che questa diffusa fenomenologia continui a ripetersi nel tempo ci suggerisce di per sé che la risposta è un desolato no.

Nei primi anni 50 del secolo scorso furono fatti interessanti studi sui topi da laboratorio per spiegare il comportamento animale ed umano. Un topo affamato era chiuso in una gabbia completamente vuota, dalle cui pareti sporgeva solamente una levetta. Esplorando la gabbia, il topo finiva inevitabilmente per incappare nella levetta e per premerla, il che produceva la fuoriuscita di una pallina di cibo da un’apertura sottostante. Il topo mangiava il cibo e continuava ad aggirarsi per la gabbia, fino a che non tornava casualmente a premere la leva, ed ecco una nuova pallina di cibo uscire dalla fessura. Dopo alcune pressioni casuali il topo apprendeva questo tipo di comportamento ed arrivava a premere la leva non accidentalmente, ma aspettandosi la conseguente fuoriuscita di cibo. La pallina di cibo fu chiamata rinforzo positivo, cioè un evento che rinforza la probabilità che il comportamento – in questo caso la pressione della leva – si ripeta, quella che nel linguaggio comune viene chiamata ricompensa e che applicata alle nostre esperienze quotidiane potrebbe equivalere ai complimenti per il modo di vestire, al successo ad un’interrogazione, e così via.

Facciamo adesso noi un esperimento, l’esperimento opposto. Mettiamo il solito topo affamato nella stessa gabbia, ma cambiamo le regole del gioco: presi da un eccesso di sadismo, sistemiamo la gabbia in modo che ad ogni pressione della leva il topolino riceva una piccola scarica elettrica, lieve, ma fastidiosa. Appena messo nella gabbia, il topo andrà a premere la leva aspettandosi di ricevere in premio una pallina di cibo, ma con sua somma sorpresa riceverà una fastidiosa scarica elettrica. Dopo qualche momento di esitazione, tornerà alla carica premendo nuovamente la leva e riceverà una nuova scarica elettrica. Non gli ci vorrà molto a capire che i tempi dell’abbondanza sono ormai un ricordo e che sarà bene tenersi alla larga da quella leva che gli provoca soltanto fastidio.

Adesso un ultimo esperimento ed abbiamo concluso. Prendiamo un nuovo topolino – perché quello usato fino ad ora ha già imparato le regole del gioco e potrebbe barare– e mettiamolo nella gabbia che adesso abbiamo attrezzato in questo modo: premendo la leva ci saranno volte in cui uscirà una pallina di cibo, volte in cui partirà la scarica elettrica ed altre volte in cui non accadrà niente. Nel peggiore dei casi alla prima pressione il topo riceverà la scarica, ma una sola pressione, come abbiamo visto, non è sufficiente a produrre apprendimento, così la premerà di nuovo, ed ancora, ed ancora, fino a che non cadrà una pallina di cibo. Il danno è fatto. La pallina di cibo ha la funzione di rinforzo, di ricompensa.

Bene, le vicende di questi poveri topolini ci hanno sicuramente appassionato, ma non stavamo parlando di infrazioni al Codice della Strada? Esatto, e ne abbiamo parlato fino ad ora, nonostante non ci sia parso. Applichiamo le esperienze di questi topi al nostro discorso: il topo è il conducente del veicolo, la leva è l’infrazione, il cibo è il vantaggio che si trae dall’infrazione –ad esempio giungere a destinazione qualche minuto prima a seguito di un eccesso di velocità– e la scossa elettrica è la sanzione. Sono certo che in un attimo già appare tutto più chiaro, non è così? Il primo caso, improponibile, è il caso di un automobilista inserito in una società anomica, dove dall’assenza di regole consegue assenza di punizioni, e dove esistono solo ricompense, quello che il legnoso burattino di Collodi chiamerebbe il Paese dei Balocchi. Il secondo caso invece, anch’esso improponibile, equivarrebbe ad avere un operatore di polizia costantemente al posto del passeggero, o magari integrato nel cruscotto, che provvede a redigere giusto verbale ad ogni infrazione del conducente. Il terzo caso, infine, è la realtà: ad ogni pressione della leva, quindi ad ogni infrazione, il topo-conducente potrà ricevere una pallina di cibo, e quindi gratificazione o vantaggio dall’infrazione commessa, potrà non accadere niente, o potrà rimanere folgorato dalla sanzione. Il punto è che in questo fenomeno il nesso di causalità si stabilisce tra un unico evento e non uno, ma tre possibili effetti, trai quali soltanto uno ha carattere punitivo. Senza stare adesso ad entrare nel merito delle percentuali di probabilità che ognuno dei tre casi ha di verificarsi, risulta sufficiente che farla franca sia almeno possibile e non necessariamente probabile, perché l’evento infrazione si ripeta. Ma a differenza del topo, i cui comportamenti sono in larga misura regolati dall’istinto, il conducente, animale sociale, consapevole della possibilità di incorrere in una sanzione a seguito di una sua infrazione, porrà in atto un insieme di comportamenti di evitamento volti a risparmiargli la scomoda sanzione, che consistono semplicemente nel tener gli occhi ben aperti così da individuare qualche auto con lampeggiante blu sul tetto, nel mettersi la cintura di sicurezza alla vista di un posto di controllo, rallentando in prossimità del punto in cui l’amico gli ha detto che è installata la postazione fissa dell’Autovelox, e così via.

In prima battuta ci rendiamo tutti conto che questi comportamenti non sono certo da elogiare, che ognuno di noi dovrebbe rispettare le regole che obbligatoriamente esistono in una collettività per il suo corretto funzionamento e per garantire pari opportunità ad ogni suo componente, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere non li possiamo neanche biasimare. Sono comportamenti adattivi che sono messi in atto da ogni essere umano per evitare eventi spiacevoli, che fanno parte in modo radicale della natura umana ed il cui principio di funzionamento si forma nei primi anni di vita. E chi non fosse d’accordo con questa ultima affermazione, provi un attimo a pensare a quante volte da bambino si è arrampicato di nascosto su qualche mobile per raggiungere la cioccolata che la mamma aveva nascosto e gli aveva detto di non mangiare!

Il Centauro, anno 7, nr. 64, pag. 40 (2001)

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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