La rana, lo scorpione e il cambiamento


Trasformare vuol dire rendere diverso, diventare diverso. La trasformazione di se stessi è un processo lungo e doloroso, che richiede tempo e costanza, dedizione e forza d’animo, energia ed attenzione. Richiede la disponibilità ad abbandonare certe parti di se stessi per lasciare spazio al nuovo. Trasformare vuol dire lasciar andare alcune nostre certezze, alcune nostre convinzioni, certi modelli, certe credenze che ci fanno da guida nella vita di ogni giorno, per sostituirle con altre, nuove e sconosciute. E si sa, tutto ciò che non si conosce, un po’ ci spaventa, perché è meglio trovarsi davanti al peggior nemico conosciuto, che davanti a un avversario ignoto. È per questo che il buio fa paura, perché nel buio c’è tutto quanto di più terribile siamo capaci di immaginare. Allora, trasformare vuol dire anche allontanarsi dalla luce che conosciamo bene e addentrarsi nel buio, dove mille minacce possono attaccare il nostro equilibrio e farci cadere, col pericolo di non riuscire più a rialzarsi. Per questo motivo, per cambiare ci vuole fede, vale a dire la cieca fiducia senza bisogno di alcuna prova, che oltre quel buio una nuova luce sarà lì, pronta ad accoglierci. In caso contrario, non si può verificare alcun cambiamento. Si continuerà a rimanere così come siamo, nonostante i buoni propositi, nonostante le bugie che raccontiamo sia agli altri che a noi stessi, finendo per attribuire al proprio carattere, o a chissà cos’altro di innato, la responsabilità della nostra incapacità di cambiare, come ben ci racconta la storia della rana e lo scorpione.

Uno scorpione doveva attraversare un fiume ma, non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: «Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.»

La rana lo guardò con sospetto, poi gli rispose: «Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!»

«E per quale motivo dovrei farlo?» incalzò lo scorpione. «Se ti pungessi, tu moriresti ed  io annegherei, perché non so nuotare!»

La rana stette un attimo a pensare. Le parole dello scorpione avevano in effetti un senso. Allora lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. Ma, a metà tragitto, la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta. Mentre entrambi stavano per morire, la rana chiese allo scorpione perché mai avesse fatto una cosa simile.

«Perché sono uno scorpione,» rispose lui, «è la mia natura.»

 

La storia non ci dà informazioni sulla sincerità dello scorpione mentre rassicurava la rana dal timore dell’essere punta, non sappiamo quindi se mentiva a se stesso o a lei. Sappiamo per certo però che mentiva, e che era ben lontano dal cambiamento, imperterrito nel seguire la sua natura, come dice lui, al prezzo della sua stessa vita.

Cosa ci insegna allora questa storia? Semplicemente che non cambiare equivale a promuovere il perpetuarsi all’infinito di pensieri e comportamenti sempre uguali a se stessi, che possono alla fine rivelarsi anche dannosi. Equivale a mettere in secondo piano i nostri desideri più intimi. Rimanere così, come si è, è sicuramente la strada più facile da percorrere, ma allo stesso tempo è un continuo attentato alla nostra felicità. Scegliere di non cambiare equivale a scegliere di continuare ad essere pilotati da automatismi che ci facilitano la vita, certo, ma che non ci portano dove vogliamo.

Va da sé che ci si può tranquillamente sentire bene così come si è, ed essere in armonia e in pace con se stessi. In questo caso il desiderio del cambiamento è un qualcosa che non dovrebbe toccarci più di tanto. Nessuno qui vuole costringere nessuno a diventare ciò che non vuole, ad abbandonare pensieri e comportamenti che non lo turbano. Ma se così non è, se ci è capitato di dire a noi stessi: “vorrei essere diverso”, oppure: “in quella situazione avrei voluto comportarmi in altro modo”, o ancora: “se continuo a essere così non avrò mai ciò che desidero”, se in altre parole ci siamo trovati almeno una volta a fare i conti col disagio nato da un nostro modo di essere, o dall’incapacità di poter pensare o agire diversamente, allora quello del cambiamento è un problema che non possiamo trascurare.

 

Da Psicologia e Alchimia della Coppia. Trasformare se stessi attraverso le relazioni, di Francesco Albanese. Editoriale Programma, 2013

Share

Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net.
Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *