Malati di Velocità


Vi è mai capitato di viaggiare per qualche minuto sulla corsia di sorpasso in autostrada? Se la risposta è sì, allora vi sarà anche capitato una cosa molto frequente: vedere dallo specchietto retrovisore un puntino che si ingrandisce rapidamente, fino a prendere la forma di un’auto, che si avvicina talmente tanto da farvi pensare che si sia fusa con la vostra o, se viaggiate di notte, il solito puntino, stavolta luminoso, che ugualmente si ingrandisce ma che poi si separa in due occhi abbaglianti che sembra vogliano venire a spiare all’interno della vostra auto, da quanto sono vicini. Se il traffico ve lo consente, vi spostate sulla corsia di marcia e l’auto che vi tallonava vi sfreccia accanto, facendo ondeggiare la vostra, per poi sparire all’orizzonte. Guardate il contachilometri che segna qualche chilometro sopra i cento ed immancabilmente vi domandate stupefatti: “ma… a quanto andava?”

La velocità eccessiva è una delle maggiori cause di incidente stradale, sia in ambito autostradale che sul resto delle strade. È stato detto, ridetto e ripetuto, lo sappiamo fin dalle scuole dell’obbligo: maggiore è la velocità, maggiore è l’accelerazione, maggiore sarà lo spazio necessario ad arrestare la marcia. In curva invece, all’aumentare della velocità, aumenta la forza centrifuga, la forza che spinge l’auto verso l’esterno della curva stessa. Bene, sembra allora che abbiamo trovato il problema: diminuendo la velocità riduciamo il rischio di incidente stradale. Com’è allora che l’episodio descritto all’inizio continua a ripetersi? Quali sono le necessità, le motivazioni che portano alcune persone a dimenticare non tanto il Codice della Strada, quanto le leggi della Fisica?

È capitato a tutti di superare talvolta i limiti di velocità, di andare un po’ più veloce di quanto le condizioni della strada e del traffico non consentissero, magari perché eravamo in ritardo, perché ci sentivamo particolarmente euforici, o chissà per quale altro motivo. Sono molte le motivazioni che possono portare un automobilista ad una velocità eccessiva e benché anche in questi casi l’incidente stradale potrebbe verificarsi, i problemi nascono quanto l’eccesso diventa patologico. In cosa consiste dunque questa malattia così singolare?

Distinguiamo due modelli principali. Il primo è quello del sensation seeking, letteralmente alla ricerca di sensazioni. In questo modello le sensazioni che vengono ricercate sono sensazioni forti, come quelle che prova chi si lega un elastico alla caviglia e si tuffa da un ponte di cento metri, o chi fa un giro sulle montagne russe. L’alta velocità a cui il conducente porta la propria autovettura, ma soprattutto la consapevolezza del forte rischio che ne consegue, provocano all’interno dell’organismo una cascata di modificazioni fisiologiche ed ormonali, tra cui l’innalzamento dei livelli di adrenalina, che conferiscono alla persona una sorta di euforia artificiale, in quanto generano una iperattività del sistema nervoso che per taluni può risultare appagante.

Il secondo modello è quello della mancanza di base. L’autovettura, o più in generale un qualsiasi mezzo di trasporto, consente all’uomo di spostarsi da un punto ad un altro risparmiando le proprie energie, ma soprattutto gli consente di toccare velocità che non sarebbe in grado di raggiungere da solo. È dunque un mezzo che gli permette di accrescere le proprie capacità. Il mezzo diviene uno strumento per l’espressione di un qualcosa che risiede nell’intimo profondo di alcune persone, lo strumento attraverso il quale le stesse ostentano la propria potenza, la propria forza, la propria (come si dice in gergo) fallicità. Non a caso, infatti, la stragrande maggioranza di queste persone è di sesso maschile. In realtà la necessità di dimostrare la forza è inversamente proporzionale alla forza effettivamente posseduta. Molto spesso al volante di auto come quelle dell’episodio iniziale troviamo persone apparentemente sicure di sé, ma in realtà molto deboli, insicure, che hanno trovato nell’autovettura il giusto e potente prolungamento del loro corpo e della loro mente. Solo chi sa di essere debole, anche se non a livello cosciente, ha la necessità di dimostrare continuamente la propria forza. E la forza si può manifestare anche mostrando di non aver paura, adottando dunque un comportamento da coraggioso, un coraggioso che non solo affronta i pericoli che gli si presentano davanti, ma che li ricerca di proposito, che esterna la propria aggressività (autocostruita) attraverso la ricerca di una continua sfida. Sfrecciando ad alta velocità, infatti, è come se sfidasse tutto e tutti: sfida le regole, superando i limiti di velocità, sfida come dicevamo sopra le leggi naturali, ponendo a rischio la propria vita e quella di altri, sfida ogni altro automobilista che gli si para davanti, accostandosi pericolosamente all’auto che lo precede (quasi sembra la voglia spingere) e sfanalando come per dire: «perché mi intralci la strada? Devo passare, posso passare, perché la mia auto è più veloce della tua, io sono più veloce di te. Ti conviene spostarti, prima che ti passi sopra!», manifestazione questa di un’aggressività che scaturisce da uno squilibrio interiore, strettamente intimo e personale, riversata sugli altri automobilisti, visti come avversari da sconfiggere.

Per curare questo tipo di malattia non è sufficiente innalzare i limiti di velocità, perché questo tipo di corsa non osserva limiti, non osserva regole, e si alimenta grazie ad una spinta interiore. Sarebbe necessario pertanto, da parte di ognuno di noi, soffermarsi un attimo a pensare per ricercare quali siano le motivazioni che ci portano ad adottare un certo tipo di comportamento al fine di capire se questo sia davvero scelto da noi o se sia il risultato di un disagio interiore che ci fa diventare come attori che mettono in scena un copione scritto dall’inconscio.

Il Centauro, anno 7, nr. 63, pag. 15

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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