Modelli Operativi nelle relazioni di Attaccamento

Torino, 13 Febbraio 2014

“L’Attaccamento come organizzatore di psicopatologia nella vita” – XVIII° Congresso SOPSI.Intervento dal titolo: “Modelli Operativi nelle relazioni di attaccamento”. Torino, 12-15 Febbraio.

Modelli operativi delle relazioni di attaccamento

Benché la teoria dell’attaccamento sia nata con esplicito interesse ai primi anni di vita dell’essere umano, e più in generale dei mammiferi, Bowlby (1979) sosteneva che l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano “dalla culla alla tomba” e dunque che lo stile di attaccamento formatosi durante l’infanzia rimanga relativamente stabile durante lo sviluppo. Responsabili di questa permanenza risultano essere i MOI, i Modeli Operativi Interni, modelli relazionali appresi attraverso il ripetersi delle interazioni con le prime figure significative. Tuttavia sarebbe limitante considerare la mente umana un monolite granitico che una volta strutturatosi in una qualche forma perda ogni possibilità di essere plasmata ulteriormente. Dall’infanzia all’adolescenza, dall’adolescenza all’età adulta, alla senescenza, importanti esperienze di attaccamento possono modificare i MOI sui quali l’individuo articola le proprie relazioni sociali. Un esempio classico è il caso della psicoterapia. Il rapporto che si stabilisce tra paziente e psicoterapeuta può essere inteso come una relazione di attaccamento/accudimento. E in questo scenario, il processo di cambiamento che viene promosso dalla psicoterapia può debitamente e legittimamente essere letto come un cambiamento dei modelli relazionali dell’individuo, e quindi dei Modelli Operativi Interni.

I Modelli Operativi Interni, già dall’infanzia iniziano a consolidarsi, pur essendo stati relativamente aperti al cambiamento nei primi anni di vita. Bowlby (1988) arriva ad affermare che questo “solidificarsi” dei MOI li porta a divenire scontati, arrivano ad operare a livello inconscio, fino dunque a diventare tendenzialmente caratteristiche della personalità del soggetto, più che della relazione. Nell’adolescenza ed in età adulta, gli stessi MOI si renderanno poi disponibili come repertorio di modelli gerarchicamente organizzati e riferiti a differenti aspetti della realtà (Hazan e Shaver, 1994).

L’esperienza delle ripetute transazioni con la figura di accudimento influenza inevitabilmente le aspettative del bambino e, per certi aspetti, guida e regola la rappresentazione delle successive esperienze che avrà di questa e con questa. La prima resistenza al cambiamento, dunque, è rappresentata da questa sorta di pilota automatico che guida i processi di assimilazione. Di contro, modi di azione e pensiero che una volta erano sotto controllo tendono a diventare meno consapevoli e inaccessibili, poiché divengono abituali ed automatici, col guadagno di una maggiore efficienza, in quanto la richiesta di attenzione è minore, ma con la perdita di una certa flessibilità. In conclusione, il fatto che i modelli operativi e le aspettative individuali intervengano nelle interazioni relative all’attaccamento determina anche una certa stabilità.

Il cambiamento nei Modelli Operativi può determinarsi, ad esempio, quando un genitore precedentemente empatico, a causa di eventi personali, diventi ansioso o profondamente depresso, mancando di sensibilità nei confronti del figlio. Se ad esempio un genitore minaccia ripetutamente di abbandonare il bambino o di suicidarsi, così da scuotere la sua fiducia come base sicura, porta il bambino a ricostruire i modelli operativi di sé e dei genitori (Bowlby, 1973). Al contrario, se un genitore può diventare capace di rispondere più sensibilmente ai bisogni d’attaccamento del suo bambino, questo ricostruirà un modello operativo di sé valido ed uno complementare dei genitori disponibili e supportivi.

Bibliografia

  • Bowlby, J. (1973). Attachment and Loss. Vol. 2: Separation. New York: Basic Books. Tr. It.Attaccamento e perdita. 2: La separazione dalla madre. Torino: Boringhieri, 1975.
  • Bowlby, J. (1979). The Making and Breaking of Affectional Bonds. London: Tavistock Publications. Tr. It. Costruzione e rottura dei legami affettivi.Milano: Raffaello Cortina Editore, 1982.
  • Bowlby, J. (1988). A Secure Base: Parent-child Attachment and Health Human Development. New York: Basic Books. Tr. It. Una base sicura.Milano: Raffaello Cortina Editore, 1989.
  • Hazan, C., e Shaver, P.R. (1994). Deeper into attachment theory. Psychological Inquiry5(1), 68-79.
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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net.
Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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