Orientamento e Bilancio di Competenze


Col termine orientamento si intende un’attività di consulenza e di guida alla scelta di una scuola (in questo caso si parla di orientamento scolastico) o di una professione (orientamento professionale) che possano corrispondere alle attitudini fisiche, intellettuali e morali di ciascun soggetto. Da questo punto di vista, l’orientamento è pertanto un’attività complementare, in senso distinto e parzialmente opposto, a quella della selezione. In una immaginaria società perfetta, un equilibrio ottimale sarebbe raggiunto nel momento in cui ogni persona svolgesse la funzione cui meglio è atta: in questo senso, l’orientamento cerca di pervenire a tal fine scegliendo il posto adatto all’uomo. Di contro, la selezione vi tende scegliendo l’uomo adatto al posto, the right man at the right place. Il primo criterio dà quindi la precedenza alle condizioni soggettive personali, il secondo a quelle oggettive sociali.

L’orientamento consiste in un insieme di attività volte ad aiutare le persone a prendere decisioni sul piano educativo, professionale e personale, e ad attuarle, in un processo di accompagnamento lungo tutto l’arco della vita. Riguarda quindi sia l’educazione alla scelta di percorsi di istruzione e formazione, sia l’educazione alle opportunità professionali, una scelta finalizzata alla conoscenza, anche diretta, del mondo del lavoro.

Tutti gli enti e le istituzioni che hanno una finalità educativa, formativa o sociale (scuole, università, enti di formazione professionale, centri per l’impiego, ecc.) contemplano anche l’orientamento tra i loro obiettivi prioritari. Dall’altro lato, invece, i Servizi di Orientamento hanno l’orientamento quale unica e sostanziale finalità, attraverso lo svolgimento di tre funzioni principali:

  1. informazione orientativa: facile e qualificato accesso alle informazioni sulle opportunità di istruzione, formazione e lavoro su scala locale, nazionale ed europea mediante sistemi informativi cartacei o multimediali consultabili dalle persone individualmente o con l’assistenza di un esperto;
  2. consulenza orientativa: interventi differenziati – dal colloquio a percorsi più articolati quali il bilancio di competenze – finalizzati a favorire la conoscenza di sé, la scoperta delle proprie attitudini, capacità, interessi e motivazioni per arrivare a definire un proprio progetto professionale ed individuare le vie per attuarlo;
  3. formazione orientativa: tirocini e brevi percorsi formativi destinati a gruppi di utenti con omogenei fabbisogni su particolari aree tematiche (tecniche e strategie di ricerca di lavoro, nuove forme di lavoro, conoscenza del mercato del lavoro e delle professioni locale, ecc).

E’ dunque facile comprendere che lo scopo delle attività di orientamento è fornire informazioni su percorsi di studio e tecniche di ricerca di lavoro e aiutare i clienti, per quanto loro possibile, ad impostare e migliorare la propria ricerca di lavoro, aiutandoli a costruire strategie efficaci di sviluppo e miglioramento delle proprie conoscenze e competenze, a definire i propri punti di forza e le proprie aspirazioni professionali e infine promuovendo nei clienti l’autonomia delle scelte professionali e la capacità di autoorientarsi. E per l’estrema variabilità interpersonale, il lavoro di orientatore richiede una combinazione specifica, diversa da cliente a cliente.

L’attività di orientamento ha quindi una componetene informativa (su professioni, carriere, tecniche di ricerca, normative del lavoro, etc.), e una componente di relazione e sostegno psicologico nell’aiutare le persone a gestire o superare l’ansia e l’incertezza legate alla scelta, e a capire quali sono le proprie caratteristiche e aspirazioni.

Ma dare spazio alla soggettività non significa ridurre l’orientamento a counseling psicologico consolatorio. Nella relazione orientativa la soggettività del cliente si incontra col principio di realtà rappresentato dal consulente, col quale consensualmente vengono validate una o più strategie possibili. Per il consulente d’orientamento la capacità di gestire le relazioni d’aiuto è una componente necessaria ma non sufficiente per svolgere un’attività di orientamento efficace, infatti quello che contraddistingue l’orientamento è il costante riferimento alle modalità di funzionamento del mercato del lavoro. Promuovendo nell’orientamento un servizio denominato “counseling” si contribuisce a diffondere l’illusione (pericolosa soprattutto per i clienti) che all’interno dell’orientamento sia legittimata l’erogazione di psicoterapia. Nell’orientamento è forse più opportuno utilizzare il termine di consulenza orientativa riferendoci all’ordinaria consulenza di orientamento specialistico basata sul colloquio individuale, al massimo semi-direttivo (eseguito sulla base di una griglia che sia il canovaccio di un percorso) che permetta di strutturare una relazione, lasciando un ampio margine di libertà all’utente.

Il colloquio di orientamento viene quindi svolto senza l’impiego di strumenti strutturati, cosa che accade invece all’interno del bilancio di competenze, un percorso essenzialmente individuale nell’ambito del quale il soggetto viene accompagnato e supportato da un consulente nella ricostruzione della propria storia formativa e professionale e delle proprie competenze. Su questa base si procede all’elaborazione di un progetto di sviluppo personale e professionale, concretizzandolo anche in un coerente piano di azione, la cui attuazione può dare luogo ad una specifica forma di ulteriore accompagnamento da parte del consulente. Il bilancio risulta l’occasione per il soggetto di verificare il suo potenziale di impiegabilità, cioè l’abilità individuale di trovare un nuovo impiego, ma richiede da parte del soggetto stesso una piena adesione, poiché si fonda sulla sua partecipazione attiva e costante. La situazione ideale vede il soggetto in grado di percepirsi come principale attore nella gestione della sua carriera professionale, così da consentire a se stesso processi di crescita professionale e l’acquisizione della flessibilità necessaria ad adeguarsi ai continui cambiamenti del mondo dell’occupazione.

Anche il bilancio di competenze costituisce dunque un’attività complessa, nella quale convergono diverse modalità di azione: la relazione di aiuto, la promozione dello sviluppo personale, l’analisi della professionalità, la progettazione di percorsi formativi e professionali personalizzati.

 

Riferimenti Bibliografici

ALBANESE, F. (2005). Il Fine dell’Orientamento. Firenze: PsicoLAB. Visionato il 15/04/2008 su http://www.psicolab.net

ALBANESE, F. (2006). ORIENTAMENTO. Firenze: PsicoLAB. Visionato il 15/04/2008 su http://www.psicolab.net

DI FABIO, A. (2002). Bilancio di Competenze e Orientamento Formativo. Firenze: Giunti O.S.

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

Comments

  1. che tipo di impegno mi viene rschieito oltre la frequenza? non ho tempo per scrivere se non durante il corso .ne vale la pena?notare ho seguito molti corsi di scrittura e da ognuno ho tratto valide ispirazioni quindi se ci sono ancora posti sarei abbastanza dell’idea grazie

  2. Francesco Albanese Says: marzo 2, 2016 at 8:09 pm

    Mi spiace, non si tratta di un corso, ma semplicemente della descrizione di un metodo

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