Preferisci la tua auto o il bus?


Un sondaggio dell’ASAPS per capire le nostre preferenze, le nostre abitudini e le nostre aspettative

 

Spostarsi all’interno di una città diventa ogni giorno sempre più difficile: semafori, ingorghi, cantieri, sono intoppi che ognuno di noi conosce fin troppo bene, e queste sono soltanto alcune delle cause responsabili del rallentamento del traffico in città. Ma, impossibile non ammetterlo, la prima e più importante causa del traffico è il numero di auto in circolazione, che sembra essere sempre troppo alto e lo spazio per le strade sempre troppo poco. Così, se mentre siamo imbottigliati nel traffico, ci guardiamo intorno, notiamo che la maggior parte delle auto trasporta solo il guidatore, e con buone probabilità anche la nostra. Istintivamente, la soluzione migliore a questo problema sembrerebbe essere l’utilizzo dei mezzi pubblici: un solo grosso veicolo che trasporta un elevato numero di persone. Ma nonostante i mezzi pubblici esistano da decine di anni e siano ormai fin troppo familiari a tutti e alla portata di tutti, il numero delle auto in circolazione sembra non diminuire. Spesso si sente dire che per spostarsi si preferisce utilizzare la propria auto perché “i mezzi pubblici non funzionano bene”. Ma le cose stanno realmente così?

Con questa indagine, ASAPS si è posta l’obiettivo di analizzare questo fenomeno, di comprendere quanto siano utilizzati i mezzi pubblici e se realmente siano preferiti alla propria auto e perché.

 

Come abbiamo fatto

Abbiamo preparato un questionario che è rimasto on-line, accessibile dal sito web dell’ASAPS, dal 10 giugno al 13 luglio 2010. A ogni partecipante che voleva contribuire alla nostra indagine è stato chiesto innanzitutto di fornire un nickname ed altri dati personali che lo caratterizzassero (l’età, il sesso, la regione di residenza, il titolo di studio). È stato chiesto inoltre di dare alcune informazioni sulle proprie abitudini di guida (mezzo guidato abitualmente, motivo degli spostamenti, tempo trascorso alla guida). Infine sono state richieste informazioni circa l’utilizzo dei mezzi pubblici per gli spostamenti in città (frequenza di utilizzo, voto attribuito ai mezzi pubblici, condizioni necessarie per un eventuale maggiore utilizzo, motivazione della risposta).

L’indagine è stata condotta in forma anonima.

 

Caratteristiche del Campione

L’intero campione era formato da 182 partecipanti, ma solo 168 hanno completato il questionario per intero. Di questi 168, 73 (43%) erano femmine e 95 (57%) erano maschi. L’età media del campione era di 40.29 ± 12.2 anni, in un range compreso tra i 18 anni del partecipante più giovane e i 73 di quello più anziano.

Il titolo di studio generale del campione appare piuttosto elevato, col 16.27% di istruzioni post lauream, il 40.6% di laureati ed il 36.75% di diplomati (figura 1).

Il contributo maggiore si è avuto dalla Toscana col 17.86% dei partecipanti, dalla Lombardia col 13.10%, e dal Lazio con l’11.31%. Il minor contributo si è avuto dalla Val d’Aosta con 1 partecipante, mentre non ci sono stati contributi dal Molise e dalla Basilicata (figura 2).

 

Abitudini di guida

Quello che ci interessava sapere a questo punto era cosa abitualmente guidassero i partecipanti alla nostra indagine e i motivi e tempi dei propri spostamenti.

Il 60.98% guida abitualmente veicoli a 4 ruote, di cui il 59.76% auto e 1,22% autocarro. Il 25.61% guida mezzi a due ruote (il 10.37% moto/scooter, il 2.44% ciclomotore ed il 12.80% bicicletta). Il 6.71% ha dichiarato di non guidare mezzi propri ed il restante 6.70% ha dichiarato di spostarsi in altro modo: a piedi, in taxi, in autobus (figura 3).

La metà dei partecipanti sembra spostarsi sia per lavoro che per altre esigenze (51.30%), mentre il 32.47% per lavoro. Il restante 16.24% per esigenze diverse dal lavoro, tra cui sono state indicate: scuola, tempo libero, spesa (figura 4).

La stragrande maggioranza dei partecipanti (63.87%) mediamente trascorre alla guida meno di un’ora al giorno ed il 25.16% meno di due ore (figura 5).

 

Utilizzo dei mezzi pubblici

È stato quindi chiesto con quale frequenza si facesse uso dei mezzi pubblici (autobus, tram, ecc.). Il 47.66% del campione usa i mezzi pubblici per i propri spostamenti meno di una volta a settimana; il 23.36% almeno una volta a settimana; l’8.41% almeno una volta al giorno ed il 14.02% più volte al giorno. Il 6.54% ha preferito dare risposte più dettagliate, del tipo: una volta al mese, raramente, 2 volte a settimana, 3-4 volte a settimana, ecc. (figura 6).

Alla domanda “Se tu dovessi dare un voto da 1 a 5 ai mezzi pubblici della tua città, che voto daresti?” il 36.36% ha dato un voto insufficiente (1 o 2), mentre il resto del campione si è mostrato piuttosto soddisfatto, con il 38.18% che ha dato 3 ed il restante 25.45% che ha dato un buon voto: 4 o 5 (figura 7).

A questo punto è stato chiesto: “Se i trasporti pubblici della tua città funzionassero meglio, pensi che li useresti più frequentemente?” A questa domanda il 70.19% ha risposto di sì, mentre il restante 29.81% ha risposto di no.

 

Motivazioni

Per comprendere a fondo il fenomeno, è stato chiesto di motivare quest’ultima risposta. È qui, infatti, che si entra nel cuore del problema: cos’è che impedisce a certe persone di utilizzare i mezzi pubblici? E perché, se funzionassero meglio, li userebbe di più? Ma soprattutto, perché altre persone, anche se funzionassero meglio, continuerebbe a non usarli?

Ecco quindi alcune delle risposte date dai sostenitori del e del no che rappresentano maggiormente la tendenza generale di risposta del campione:

SÌ: meno inquinamento, meno spese, meno stress

  • per ridurre l’utilizzo del mezzo proprio con risparmio economico e soprattutto minor impatto ambientale
  • perché mi sentirei più sicuro e d’inverno avrei meno freddo
  • il traffico è stressante, guidare è stressante
  • perché sarebbe comodo farsi portare a spasso senza doversi preoccupare del traffico e dei parcheggi
  • perché si impiega più tempo a cercare parcheggio per l’auto che ad utilizzare i mezzi pubblici
  • perché eviterei di passare tanto tempo in auto a causa di ingorghi, ricerca di parcheggio, problemi vari
  • riduzione inquinamento, riduzione consumo petrolio e derivati, riduzione incidenti stradali

NO: troppo lenti, sempre in ritardo, poco pratici

  • problemi di frequenza oraria e coincidenze
  • sono sempre in ritardo e lo spostamento, causa traffico, risulta lento
  • troppo abituata alla comodità dell’auto
  • purtroppo in molte zone non arrivano, o arrivano a distanze orarie che mal si coniugano con gli orari e gli impegni di lavoro
  • perché puoi trasportare cose nell’auto
  • odio la calca
  • la mia auto = libertà

 

Conclusioni

I risultati mostrano la disponibilità da parte della maggior parte del campione ad utilizzare i mezzi pubblici, se questi funzionassero meglio. Per la verità, parte del campione ne fa già uso per i propri spostamenti e un eventuale futuro miglioramento dei servizi non potrebbe che portare ad un incremento del loro utilizzo. Tuttavia, alcune persone sembrano essere talmente legate alla comodità ed alla praticità del mezzo proprio da negare la possibilità dell’utilizzo del mezzo pubblico, anche in condizioni più favorevoli. Ma la spiegazione si esaurisce realmente solo nell’aspetto della comodità e della praticità?

L’idea di strutturare un questionario che indagasse la possibilità di utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, se funzionassero meglio, per gli spostamenti mi è venuta dall’analoga domanda che mi è stata posta qualche mese fa da Bianca Antunes, una giornalista di Arquitetura&Urbanismo, una rivista brasiliana di architettura. Allora, senza alcun dato disponibile, avevo ipotizzato l’esistenza di tre motivazioni per cui le persone non avrebbero scelto di usare i mezzi pubblici, anche se funzionassero meglio: necessità di comodità, bisogno di apparire, aspetti legati alla personalità.

La prima è, né più né meno, la motivazione che è emersa in maniera cristallina da questa indagine. I trasporti pubblici hanno le loro linee, i loro percorsi prestabiliti, e i loro tempi, e difficilmente riescono a portarci nel punto esatto dove dobbiamo andare, né all’ora esatta. Questa mancanza si traduce in una perdita di tempo, e per la maggior parte dei casi di denaro. Così, per le persone che vivono una vita frenetica, densa d’impegni spesso legati all’attività lavorativa, che sentono il bisogno di non essere legati a tempi e percorsi prestabiliti, anche un migliore funzionamento dei mezzi pubblici non rappresenterebbe una valida alternativa.

Ci sono però, secondo me, altri due aspetti che possono giustificare il rifiuto di un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, aspetti questi che non sono emersi da questa indagine e che richiederebbero questionari ben più mirati a trascendere l’aspetto pratico della mobilità per indagare invece la semiotica legata al mezzo di trasporto, vale a dire il cosa rappresenta l’auto per me:  bisogno di apparire e personalità del conducente.

Per alcuni, infatti, l’auto è questione di moda, uno status symbol. L’auto parla di te, delle tue preferenze, dei tuoi gusti, parla del tuo reddito, della tua posizione. Automaticamente ti colloca in uno specifico ceto sociale, assieme a coloro che sono arrivati, anche se magari non è così. Alcune persone usano la propria auto come un vestito, per costruire un’immagine di se stessi spesso diversa da quella che onestamente dovrebbero mostrare; sono magari le stesse persone che si comportano analogamente con i vestiti, con gli accessori tecnologici, e così via. Persone così non useranno mai abitualmente i mezzi pubblici per i loro spostamenti, perché l’immagine di se stessi è per loro troppo importante da mantenere e la perdita della loro auto li manderebbe in frantumi.

Infine, per alcuni l’auto è realmente un’estensione di loro stessi. Per alcuni uomini è uno strumento attraverso il quale esprimere la propria mascolinità, un qualcosa attraverso cui rimanere in contatto con essa ed attraverso cui mostrarla al mondo. Qui l’auto è vissuta un po’ come un carro armato, come un’armatura da dentro la quale poter combattere un mondo ostile. Similmente funziona per alcune donne, per cui l’auto rappresenta un po’ un rifugio, all’interno del quale possono nascondersi, lasciando il mondo all’esterno, e dove possono entrare in contatto con le parti più intime di se stesse. Per tutte queste persone, utilizzare abitualmente un mezzo pubblico potrebbe rappresentare la perdita di un importante strumento di sostegno alla propria personalità. Perdere questo strumento equivarrebbe a perdere se stessi.

Di contro, per tutte le altre persone che non vivono il legame con la propria auto in maniera così complicata, i servizi pubblici potrebbero rappresentare un’ottima alternativa per i propri spostamenti.

E per alcuni la scelta è già stata fatta. Anche se non funzionano meglio.

 

Riferimenti

  • 2010, Intervista dal titolo “Como reverter o fascínio dos moradores dos centros urbanos pelo automóvel? Basta melhorar o transporte coletivo?”, di Bianca Antunes. aU – Arquitetura&Urbanismo. Anno 25, nr. 191, febbraio 2010; Ed. Pini, San Paolo del Brasile.

Foto: P5F2_3488627F1_18752_20130417170631_HE10_20130418.jpg

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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