Salvo, ma non del tutto


La vittima di incidente stradale e il Disturbo da Stress Post Traumatico

 

“Da quel giorno la mia vita è cambiata. Sì, è vero, sono sopravvissuto, adesso fisicamente sto bene, ma non sono più lo stesso. È come se portassi l’incidente sempre con me. Sento lo stridere delle gomme, il suono grave del clacson del camion…e il rumore… il frastuono dell’urto… Mi sembra di essere nuovamente lì! Sento una morsa allo stomaco, la stessa che ho provato quel giorno, nell’istante esatto in cui ho capito che non avrei potuto fare niente per evitare l’impatto. E intanto pensavo che non poteva accadere a me… proprio a me… Ricordo distintamente il rumore del flessibile che taglia le lamiere, ricordo le divise dei vigili del fuoco, le luci blu della polizia e dell’ambulanza… Decine di persone che si davano da fare per salvarmi la vita… E ce l’hanno fatta… ma ogni giorno porto con me questi ricordi, ogni giorno rivivo queste scene terribili e di notte mi sveglio di soprassalto per evitare l’urto col camion… Non riesco più a guidare, il solo pensiero di sedermi al volante mi rende un fascio di nervi… sono sempre nervoso, ed ho perso la voglia di fare. È vero, sono sopravvissuto, ma da quel giorno non sono più lo stesso.”

Non sempre l’incidente finisce quando si mette l’ultima firma sui rilievi o quando il medico dà i giorni di prognosi. E non sempre le sue conseguenze scompaiono quando ogni traccia visibile dell’evento scompare dal corpo della vittima di un incidente stradale. È il motore che manda avanti l’autovettura, ma avere una carrozzeria intatta e lucida non ci garantisce un viaggio sicuro.

Il racconto dell’incidente che abbiamo appena letto ci introduce alle conseguenze invisibili che possono derivare da un incidente stradale di grave entità, o che comunque ha rappresentato un trauma per chi lo ha vissuto. Dobbiamo pensare, infatti, che certi eventi siano in grado di segnarci profondamente nel nostro intimo e di radicarsi a nostra insaputa all’interno dalla nostra psiche. Il fatto che materialmente non abbiano lasciato tracce visibili, il fatto che non siano costantemente sotto i nostri occhi, ci limita nella capacità di prendere coscienza della loro presenza. Gli eventi traumatici sono quelli che hanno colpito profondamente il nostro lato emotivo, ed è proprio quest’ultimo che si ribella al loro insediamento e che tenta in ogni modo di mandarci dei segnali, attraverso la mente (i ricordi, gli stati d’ansia, la fobia) o il corpo (disturbi somatici senza causa organica).

Negli Stati Uniti, nella seconda metà del secolo scorso fu osservato che gran parte dei reduci dal Vietnam lamentava la stessa tipologia di sintomi, riconducibili all’esperienza traumatica che avevano vissuto durante la guerra. Durante il giorno, presentavano segni di dissociazione dalla realtà e si immergevano nei ricordi dolorosi della guerra, dovendosi sforzare per allontanarli, cercavano di evitare ogni luogo, ogni persona che potesse riportare alla loro mente l’esperienza vissuta in Vietnam, si sentivano vuoti, appiattiti emotivamente ed affettivamente, ma continuamente attivati, sulle spine, e di notte nei loro sogni rivivevano le esperienze traumatiche trascorse. Negli anni 80, all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, adesso alla IVa  edizione rivista (DSM-IV-TR, APA, 2000), venne quindi introdotta l’etichetta Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS), o meglio ancora Disturbo da Stress Post Traumatico, a sottolineare la condizione di stress a cui è sottoposta la persona in seguito ad un trauma psichico.

Il DSM-IV-TR definisce dei criteri ben precisi per identificare questo tipo di disturbo. Vediamo dunque come tali criteri si adattino all’evento incidente stradale, ricordando le parole del racconto in apertura. Innanzitutto è necessario che la persona sia stata esposta ad un evento traumatico che deve presentare entrambe le seguenti caratteristiche: 1) minaccia di morte, gravi lesioni o minaccia alla propria integrità fisica; 2) la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente attraverso uno o più dei seguenti modi: 1) ricordi spiacevoli ed intrusivi; 2) sogni spiacevoli ricorrenti; 3) rivivere l’incidente attraverso allucinazioni, illusioni, flashback; 4) disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori che simbolizzano o ricordano qualche aspetto dell’incidente (nel nostro caso, ad esempio, guidare l’auto); 5) reattività fisiologica all’esposizione a fattori che simbolizzano o ricordano qualche aspetto dell’incidente. Il normale comportamento di ogni giorno viene inoltre condizionato da altri fattori. Per parlare di DPTS, infatti, la vittima deve presentare evitamento persistente degli stimoli associati all’incidente (ad esempio, immagini o suoni che lo ricordino) e un’attenuazione generale della reattività, presentando almeno tre fra i seguenti aspetti: 1) sforzi per evitare pensieri o situazioni che ricordino l’incidente; 2) sforzi per evitare attività, luoghi o persone che ricordino l’incidente; 3) incapacità di ricordare qualche aspetto importante dell’incidente; 4) riduzione marcata di interesse o di partecipazione alle attività quotidiane; 5) sentimenti di distacco o estraneità verso gli altri; 6) affettività ridotta; 7) diminuzione di interesse per il futuro e carenza di prospettive. Infine, l’attivazione generale alla quale è sottoposto l’organismo si deve manifestare in almeno uno tra i seguenti modi: 1) difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno; 2) irritabilità o scoppi d’ira; 3) difficoltà a concentrarsi; 4) ipervigilanza; 5) esagerate risposte di allarme. Se queste condizioni creano disagio alla persona nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti da più di un mese, possiamo allora parlare di Disturbo da Stress Post Traumatico.

Adesso, l’aver trovato l’etichetta giusta non ci salva, non salva la vittima di incidente stradale che vive praticamente immerso nel ricordo dell’evento traumatico. Aver trovato l’etichetta non ci salva, ma acquisire la consapevolezza di quello che ci sta accadendo, o quantomeno che ci sta accadendo qualcosa, sicuramente ci aiuta. La nostra psiche ci invia dei segnali, ed è proprio a questi che dobbiamo fare attenzione, perché Lei non conosce altri linguaggi, e questo è il suo unico modo di comunicare. Dunque, se li riconosciamo, non temiamo a rivolgerci ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta, che ci aiuterà a superare il trauma che portiamo con noi ogni giorno.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), Fourth Edition, Text Revision. Washington DC: Author.

 

Il Centauro, anno 11, nr. 97, pag. 60

foto: Fighting-PTSD-2.jpg

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Francesco Albanese

Psicologo, psicoterapeuta, giornalista. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione on-line e su carta stampata. Sono fondatore responsabile delle riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità.

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