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L’Albero della Vita e la Creazione

Otz Chiim: come tutto è nato

L’Albero della Vita, Otz Chiim, è un diagramma che rappresenta la concezione dell’Universo e dell’Anima umana in relazione ad esso. L’Albero della Vita è la rappresentazione di come, secondo la Cabala Ebraica, sia avvenuta la creazione.

E’ formato da 11 sfere, chiamate Sephirot, collegate da 22 sentieri, tanti quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico. Ogni sfera, al singolare Sephirah, rappresenta un’emanazione, un livello di evoluzione del processo creativo.

Albero della Vita: come tutto è cominciato

La prima sfera dell’Albero della Vita, chiamata Kether, rappresenta il Principio Creatore, ciò dal quale tutto quanto ha origine, la forma più trascendente di Dio che la mente umana possa immaginare. In Kether esiste in potenza il tutto e lì, in questo luogo senza tempo e senza spazio, i principi opposti coincidono. Si parla di archetipi, di idee originarie, e non di specifiche istanze di opposti quale maschio-femmina, giorno-notte, caldo-freddo, in quanto niente di tutto ciò è ancora stato generato. Kether è equilibrio, è Coscienza Cosmica. Ma, la sua condizione di unità non prevede alcuna conoscenza, perché la conoscenza necessita non solo di un soggetto, ma anche di un oggetto. Così, dall’Unità, dall’Uno, è generato il Due, Chokmah.

Per avviare il processo di conoscenza di se stessa, la divinità è costretta a dare vita alla creazione. E dato che l’Uno non può conoscere se stesso attraverso se stesso, perché è necessario un soggetto ma anche un oggetto, l’Uno deve emanare da sé un polo opposto che gli serva da specchio.

L’Albero della Vita e il Raggio della Creazione

Questo atto generativo dà di fatto il via alla creazione. Il Raggio della Creazione ha iniziato il suo percorso di discesa attraverso l’Albero della Vita e, da Chokmah, il Raggio dà vita a Binah. I tre Superni sono generati, la trinità sopra l’abisso (Daath) ha preso forma. Da essa il Raggio della Creazione, con vibrazioni sempre più lente, più pesanti, darà vita all’intero creato, fino ad arrivare a Malkuth, la materia, noi.

Come accade alle molecole di un gas, inizialmente libere di muoversi, ma costrette a coagularsi in forma liquida se poste sotto forte pressione, in Malkuth avviene l’ultima coagulazione e la trasformazione in materia densa delle emanazioni di tutte le Sephiroth superiori. 

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Solve et Coagula

Solve et Coagula: sciogli e ricomponi

 

«Sciogli il tuo Spirito dal Corpo e poi, dopo avergli fatto assaporare la Luce, immergilo nuovamente in lui, facendo sì che la grezza materia apprenda a vivere unicamente per servire lo Spirito»; [1] perché queste due componenti (Spirito e Corpo), a forza di combattere tra loro, e fra loro uccidersi, giungano a compenetrarsi reciprocamente fino a dare vita alla Cosa Una, all’unione degli opposti.

 

Il processo su cui si fonda la Grande Opera degli alchimisti, l’intero processo di trasmutazione del Piombo in Oro, e quindi del corpo in spirito e dello spirito in anima, è quello del Solve et Coagula, vale a dire sciogli e riunisci, ricomponi. Questo processo ha inizio con la distruzione, lo scioglimento della forma della Materia, del Sale, con la sua morte, per ridurre appunto la forma allo stato che aveva preceduto la sua stessa formazione. Deve quindi essere ridotta all’essenziale materia prima che l’ha generata, per poi essere ricomposta, riorganizzata, in modo diverso.

 


[1] Cohen, 1980: Questo è il senso del Solve et Coagula di cui parlano gli Alchimisti, lo scioglimento della materia per la liberazione di questa dalle impurità (dagli Ego), per arrivare ad ottenere la Pietra Filosofale, e la ricondensazione della materia in una nuova forma, più pura, nobile.

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Sale, Mercurio, Zolfo

I tre principi alla base dell’Opera

Dire Sale, Mercurio, Zolfo, equivale a dire Corpo, Spirito e Anima. Infatti, per le antiche mitologie, la vita nasceva dalle acque, dagli oceani, e la parte solida delle acque che davano la vita era appunto il Sale, che viene per questo motivo associato alla materia, al Corpo. Il Sale è il corpo fisico, solido, materiale, caratteristica questa che senza dubbio appartiene anche all’essere umano. E rispetto ai quattro elementi dai quali gli antichi ritenevano fosse originato l’universo, il Sale corrisponde all’elemento Terra.
Il Mercurio, invece, è un elemento particolare per le sue caratteristiche. È solido, ma allo stesso tempo è liquido ed in grado di sublimare con molta facilità tantoché, se non lo si conserva in un contenitore ermetico, col tempo evapora. Così è anche lo Spirito, cioè l’insieme di tutti i nostri istinti profondi e delle forze vitali. E come queste, lo Spirito è volatile, inafferrabile ed ambivalente, risentendo talvolta più degli influssi del Corpo Fisico, altre volte più dell’Anima. Per questo motivo, nei testi alchemici vengono spesso distinti un Mercurio Primo, assimilabile all’Aria, da un Mercurio Secondo, assimilabile all’Acqua.
Infine, lo Zolfo, che corrisponde all’elemento fuoco, di colore giallo-oro, è assimilabile all’Anima dell’uomo, che proprio come lo Zolfo si infiamma con facilità e per sua natura sempre arde, tendendo costantemente verso l’alto con la forza di una Fiamma. Nessuno ha mai saputo definire con precisione cosa l’Anima sia: qualcuno ne parla come di Amore, di Spirito di Dedizione, di Volontà animata dalla Fede o dalla Speranza, ma la definizione più appropriata è forse questa: “l’Anima è la Scintilla Divina in noi” (Cohen, 1994).

Sale, Mercurio, Zolfo è quindi il percorso della trasmutazione, dalla Materia all’Etereo.

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La Congiunzione degli Opposti

La Congiunzione degli Opposti in Alchimia

La Congiunzione degli Opposti rappresenta uno dei pilastri fondamentali sui quali l’Alchimista costruisce la propria personale Grande Opera. Il superamento della dualità, che contraddistingue la Materia, lo conduce alla condizione primigenia nella quale i due opposti coincidono, all’Unità.

Nell’iconografia alchemica, gli opposti sono tradizionalmente rappresentati da Sole e Luna, o da Re e Regina, che stanno a rappresentare i principi opposti per eccellenza di Maschile e Femminile, e il percorso di integrazione degli opposti è raffigurato nelle sue varie tappe. Spesso troviamo quindi  rappresentati due opposti che duellano tra loro (condizione iniziale del tentativo di integrazione), o che si uniscono in un’unica “figura”, il Matrimonio Perfetto, le Nozze Chimiche,  la Congiunzione degli Opposti.

Il risultato della Congiunzione degli Opposti è il Rebis, una figura umana con due teste, una di uomo e una di donna, simbolo dell’integrazione del maschile e femminile in un’unica istanza, dove gli opposti convivono armonicamente.

Il Rebis non è un ermafrodita, né una sintesi statica dei due principi, bensì è un doppio, in cui gli stessi due principi, anziché neutralizzarsi, si esaltano e si completano a vicenda. È il risultato delle nozze chimiche fra il Re e la Regina, fra Mercurio (principio femminile, lunare) e Zolfo (maschile, solare), la congiunzione tra Anima e Animus junghiani, cioè tra il principio maschile nella donna e quello femminile nell’uomo (Schwarz, 1999).

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